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La mia millecinquecentesima immersione. Print E-mail
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Contributed by Marcello   

 

La mia millecinquecentesima immersione.

Ci sono delle immersioni che assumono un valore simbolico, ben superiore al valore dell’immersione in se stessa. Sono immersioni destinate a rimanere per sempre nella memoria di un sub.

 

Quella che ho fatto il giorno di Ferragosto del 2008, nel corso della crociera alle Isole Eolie a bordo della baleniera “Thor”, ha certamente un valore particolare per me: si tratta della mia millecinquecentesima immersione! Quando nel 1995 conseguii il mio primo brevetto subacqueo ero spinto semplicemente dalla curiosità di scoprire l’altra faccia del mare (altra… rispetto a quella che avevo visto navigando a vela per venti anni) e dalla noia di un’estate trascorsa in un villaggio turistico in riva al mare senza aver nulla da fare. Mai avrei pensato allora che, in poco più di una decina d’anni, questa mia nuova passione diventasse tanto coinvolgente e totalizzante. Ma è stato proprio così: oramai da diversi anni ogni mio momento libero lo trascorro sott’acqua e da quando ho superato la fatidica soglia dei cinquant’anni e  il mio tempo libero si è… notevolmente ampliato, posso dire di trascorrere la maggior parte del mio tempo proprio sott’acqua. Quanto potrà durare tutto questo? Io spero ancora a lungo, confortato da una salute che ancora mi assiste e da un fisico che comincia appena a dimostrare gli inevitabili segni del tempo. Arriverò alle 2000 immersioni? Non lo so proprio. Ma, per adesso, mi basta soffermarmi un attimo a ricordare il raggiungimento di questo mio traguardo simbolico, in attesa di raggiungere altre mete e di provare nuove emozioni.

 

Sono partito il 9 agosto da Marina di Stabia a Castellammare di Stabia con la mitica baleniera “Thor”  che ha condotto me ed altri diciotto compagni d’avventura sino all’arcipelago delle Eolie. A bordo c’erano subacquei di vario livello e anche persone che in vita loro non metteranno mai un erogatore in bocca e, soprattutto, non metteranno mai più piede su una barca da crociera. Il mare mosso incontrato durante le 18 ore di navigazione fatte all’andata e le 20 ore del ritorno ha messo a dura prova lo stomaco di molti dei partecipanti alla crociera ed io, che fortunatamente non soffro il mal di mare, ho veramente patito per loro. Comunque, abbiamo gironzolato tranquillamente per le isole Eolie per una settimana, alternando le immersioni subacquee alle escursioni sulle isole principali. Personalmente ho potuto collezionare una decina di tuffi stupendi in acque cristalline che offrono degli scenari davvero mozzafiato. Il paesaggio lunare di Punta Castagna a Vulcano che, proprio davanti alla cava di pietra pomice, sprofonda nel blu ad oltre 100 metri e la parete a picco dell’imponente scoglio di Strombolicchio, resteranno per sempre impresse nella mia memoria. Ma l’immersione del 15 agosto lungo la parete dell’isola di Vulcano, di fronte allo scoglio della Sirenetta, rimarrà per sempre trai i miei ricordi più belli, amplificato dal fatto che si è trattato della mia immersione numero 1500.

 

Dopo aver fatto una “notturna” la sera del 14 agosto, proprio sotto allo scoglio della Sirenetta, ritorno sul medesimo punto di immersione assieme ad altri 8 subacquei e alle 10.30 mi tuffo in acqua dalla “Thor”. Scendo sul pianoro profondo una decina di metri antistante allo scoglio e comincio a nuotare verso il ciglio della scarpata che sprofonda sino a giù nella sabbia. Poi, al segnale del resto del gruppo mi tuffo oltre la scarpata e mi lascio cadere velocemente verso il fondo frenando la discesa con il mio gav. La parete è verticale ed è ricca di colori. Gorgonie gialle, margherite di mare, madrepore a cuscino, delicate claveline, piccoli rami di gorgonie rosse, ricoprono la nera roccia vulcanica e si fanno sempre più fitte man mano che si scende verso il fondo. Nei tratti più riparati dalla luce, sulla volta di piccole nicchie della roccia, vedo degli esili rametti di corallo rosso, con i polipi bianchi aperti in cerca di cibo portato dalla lieve corrente. Qui e là vedo delle belle stelle pentagono adagiate sulle sporgenze della parete, mentre ogni tanto scorgo dei ricci matita, davvero molto particolari rispetto ai ricci diadema e ai ricci melone che abbondano ovunque.



Lascio il gruppo di sub che mi hanno accompagnato in questo tuffo e decido di rimanere per un po’ da solo con me stesso. Ne sento il bisogno. Scendo fino a dove la parete verticale di roccia termina nella sabbia chiara che degrada lentamente verso maggiori profondità. Sono al decimo minuto di immersione. La profondità è di 47 metri, ma non avverto alcun sintomo di narcosi. Il pesce quaggiù è più frequente. Oltre alla miriade di anthias rosa e di castagnole nere che nuotano attorno a me in branco aprendosi al mio passaggio, vedo alcuni scorfani rossi, delle piccole aragoste che muovono le loro antenne infastidite dalla luce della mia torcia e anche una magnosella. Mi sento bene e sono molto tranquillo. Decido così di allargarmi un po’ dalla parete e di scendere giù lungo la sabbia degradante verso il fondo. Il paesaggio intorno a me diventa sempre più spoglio. La luce arriva ancora perfettamente quaggiù, ma i colori oramai sono del tutto scomparsi. Sono a 55 metri di profondità. Comincio a caricarmi rapidamente di deco. Mi fermo per pochi attimi a pensare a quello che mi circonda, alla mia millecinquecentesima immersione, alla voglia di fare altre mille immersioni come questa. Socchiudo gli occhi. Sono felice. Guardo gli strumenti:indicano -55.6 metri e già 5 minuti di deco. La scorta d’aria è più che sufficiente: col tempo ha imparato a regolare i miei consumi e, soprattutto, a terminare le mie immersioni in sicurezza. La temperatura dell’acqua non è particolarmente fredda: 16 °C. Il senso di benessere si trasforma in consapevolezza che non posso rimanere molto più a lungo quaggiù. Oltretutto, essendo trascorse appena 12 ore dalla notturna della sera precedente, la mia saturazione di azoto aumenta velocemente. Stacco perciò dal fondo e mi riporto sulla parete. Incomincio una lenta risalita, iniziando a smaltire parte dei 10 minuti di deco accumulati.

Raggiungo il gruppo dei sub intorno ai 37 metri e continuo con loro la risalita. Attorno a me c’è una miriade di anthias e di castagnole e alcuni branchi di grosse salpe mi volteggiano intorno. Nugoli di donzelle pavonie brucano cibo tra le alghe  brune che ricoprono le rocce. Punto la mia torcia sulla parete e vedo brillare gli occhi rossi di decine e decine di gamberetti parapandalus… uno spettacolo fantastico vedere questi piccoli esseri che si fanno sfiorare dalla mia mano per poi indietreggiare  a scatti fino a un nascondiglio sicuro! Oramai sono al quarantesimo minuto di immersione e mi ritrovo proprio sotto alla cigliata. Scavalco lo scalino ed eccomi di nuovo sul fondale di sabbia vulcanica, scura e pesante. Risalgo ancora fino alla quota deco e mi soffermo a giocare alcuni minuti con piccole triglie e tracine che si insabbiano completamente non appena le sfioro. Il tempo passa lentamente. Ripenso alle meraviglie che ho visto sulla parete sotto di me. Cinquattottesimo minuto. Sono di nuovo fuori dall’acqua e inizio a nuotare in superficie verso la “Thor”. La mia immersione numero 1500 è terminata… il ricordo delle acque cristalline di Vulcano resterà per sempre.

 

Marcello Polacchini - 18 agosto 2008

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